Hot Hot Hot!!!
[Foglie sparse #128] Prima di salutarci per la pausa estiva, parliamo di come il caldo possa influenzare il comportamento degli animali.
Buondì!
Questa è l’ultima puntata di Foglie sparse prima della pausa estiva. Sono giorni di grande caldo e mi ritrovo a pensare, come ogni anno in questo periodo, a quanto l’innalzamento delle temperature possa condizionare la nostra salute psicofisica. Proprio pochi giorni fa, su Il Post, è stato pubblicato un articolo sull’aumento dell’irascibilità durante le ondate di calore e ammetto che gli studi a disposizione confermano la mia personale aneddotica, riferita soprattutto alla guida sulle statali pugliesi nelle giornate d’agosto. Confesso che temo spesso di ritrovarmi in una scena del film Un giorno di ordinaria follia.

E gli altri animali? Il caldo può influenzare il loro livello di aggressività? Sembra proprio di sì, e che non sia l’unico aspetto del comportamento animale su cui questo fattore può incidere.
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Video tratto dall’articolo “Animal conflicts escalate in a warmer world” di Fattorini et al. pubblicato su Science of The Total Environment.
Camosci scontrosi
Quelli che vedi nel video sono camosci appenninici (Rupicapra pyrenaica ornata), intenti a brucare nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Uno degli esemplari sembra non gradire la vicinanza di un altro e glielo comunica con una minaccia.
L’aggressività è onnipresente tra gli animali e si manifesta con tutti quei comportamenti diretti esplicitamente a danneggiare o a minacciare di danneggiare un altro individuo, della stessa specie o di un’altra, per trarne un vantaggio. Si può aggredire per controllare uno spazio, per conquistare una risorsa o un partner, nelle interazioni tra parenti (come negli scambi genitori-figli o nei conflitti tra fratelli) o per difendersi da un predatore. I conflitti, però, sono dispendiosi in termini di energie e rischi, quindi i benefici che porteranno dovranno superare i costi.
Cosa accade quando le risorse diventano limitate a causa di condizioni climatiche avverse? Un team di ricercatori e ricercatrici ha osservato un gruppo di camosci, nei mesi di luglio e agosto del 2014 e 2015, per comprendere se la competizione per il cibo potesse aumentare in loro l’aggressività. Le femmine di questi erbivori dipendono in modo particolare da piante erbacee di alta qualità, adattate al freddo, per soddisfare il bisogno di energie e sostanze nutritive durante l’allattamento. Lo studio si è concentrato sulle femmine proprio perché, in estate, pascolano nelle praterie insieme ai più piccoli e ai giovani, competendo con gli altri esemplari del gruppo per accedere alle aree con la vegetazione più indicata per le loro esigenze. Riuscire ad allontanare le altre femmine significa avere la precedenza nell’accesso al cibo e, per questo motivo, le dispute possono aumentare dove le risorse sono scarse.
I risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Science of The Total Environment, confermano in questo caso un meccanismo indiretto, per cui l’aumento della temperatura e la diminuzione delle piogge durante il periodo estivo hanno innescato, nei giorni successivi, una maggiore frequenza e intensità delle interazioni aggressive tra le femmine di camoscio per l’accesso alle fonti di cibo.
Cani che mordono, uccelli distratti e insetti in difficoltà
I camosci (e gli umani) non sono gli unici a mostrare maggiore aggressività con il caldo. In un articolo apparso un paio di mesi fa su Knowable Magazine, la giornalista scientifica Marta Zaraska cita uno studio del 2023, in cui sono state analizzate quasi 70.000 segnalazioni di cani che hanno morso esseri umani, ricavate dai registri pubblici sulle richieste di controllo degli animali e dai dati dei pronto soccorso di 8 città degli Stati Uniti: Dallas, Houston, Baltimora, Baton Rouge, Chicago, Louisville, New York e Los Angeles. Gli autori hanno mostrato come questo tipo di incidenti fossero più numerosi in giornate calde, soleggiate (livelli più elevati di radiazioni UV erano correlati a tassi maggiori di morsi di cane) e inquinate dallo smog1.
Nello stesso pezzo, Zaraska descrive la relazione tra ondate di calore e problemi dell’apprendimento in altri animali.
Alcuni esemplari selvatici di garrulo bianconero meridionale (Turdoides bicolor), un uccello passeriforme sudafricano, sono stati osservati mentre eseguivano una serie di compiti progettati per sondare le loro capacità cognitive in condizioni naturali di presenza e assenza di stress da calore. I test sono stati disegnati in modo da essere strettamente legati al comportamento naturale di ricerca di cibo di questi volatili, come cercare in una cavità nel terreno o aggirare una barriera per recuperare larve della tarma della farina (Tenebrio molitor), di cui sono ghiotti.
Con temperature più elevate, quando la massima superava i 38 °C, gli individui coinvolti hanno impiegato in media il doppio dei tentativi per imparare in che modo portare a termine determinate tipologie di compiti.

Neanche gli insetti se la passano bene con belle stagioni sempre più roventi. I bombi sembrano soffrire di deficit di memoria e apprendimento dopo brevi esposizioni ad alte temperature.
Le autrici e gli autori di una ricerca, pubblicata su Global Change Biology, hanno riportato che i bombi esposti a una temperatura di 32 °C, rispetto a quelli mantenuti a 25 °C, erano significativamente meno capaci di associare una luce colorata a una ricompensa zuccherina. Inoltre, il ricordo di questa associazione svaniva nell’arco di appena un’ora. In puntate precedenti — sia di Foglie sparse, sia di altre newsletter che mi hanno ospitata — ti avevo raccontato le straordinarie doti dei bombi e il loro ciclo di vita. Puoi immaginare, quindi, quanto possa essere rischioso per questi insetti non riuscire a imparare rapidamente o a ricordare dove trovare una fonte di nutrimento. Si tratta di abilità fondamentali per la loro sopravvivenza. Di seguito gli approfondimenti sui bombi, nel caso te li fossi persi 😉:
Questi sono solo alcuni esempi di come le temperature elevate possano alterare il comportamento degli altri animali.
Un mondo che cambia e il peso delle nostre scelte
Nel momento in cui mi appresto a scrivere l’ultimo paragrafo di questa puntata sono appena scoccate le 9:03 del mattino e la colonnina di mercurio (non è vero, è la app dello smartphone) segna già 30 °C. Viviamo in prima persona gli effetti dei cambiamenti climatici ma, talvolta, abbiamo bisogno di uno sforzo in più per ricordare che non siamo i soli a subire ciò che sta accadendo e, soprattutto, che siamo parte di questo pianeta, parte della rete degli esseri viventi che lo abitano e che ogni mutamento, ogni scelta, comporterà delle conseguenze.
Qualcosa da…
… leggere
📰 Alcuni articoli scientifici e divulgativi sull’effetto delle alte temperature e, in generale, delle attività umane sui comportamenti animali e sul loro benessere:
👉 They call it stupid hot for a reason: Heat muddles animal brains, l’articolo di Marta Zaraska pubblicato su Knowable Magazine;
👉 Bob B.M. Wong, Ulrika Candolin, Behavioral responses to changing environments, Behavioral Ecology, Volume 26, Issue 3, May-June 2015, Pages 665–673, https://doi.org/10.1093/beheco/aru183;
👉 Joseph JW, Charalambous R, Pahuja H, et al. Impacts of climate change on animal welfare. Cabi Reviews. Published online 2023. doi:10.1079/cabireviews.2023.0020;
📚 Un libro di qualche anno fa sulla crisi climatica:
👉 L’altro mondo. La vita in un pianeta che cambia (Bompiani, 2021) di Fabio Deotto, scrittore, editor e musicista. Qui la mia recensione per Sapereambiente.
📧 Una newsletter su clima e disinformazione:
👉 A Fuoco, un progetto a cura di Simone Fontana.
… ascoltare
🎧 Il brano musicale che ha ispirato il titolo dell’appuntamento di oggi: Hot Hot Hot!!! dei The Cure.
Foglie sparse va in vacanza. Ci rivediamo nella tua casella di posta elettronica a settembre.
Ti auguro un’estate serena e riposante,
Alessia
𝘚𝘰𝘯𝘰 𝘈𝘭𝘦𝘴𝘴𝘪𝘢 𝘊𝘰𝘭𝘢𝘪𝘢𝘯𝘯𝘪, 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘢𝘭𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘦 𝘥𝘪𝘷𝘶𝘭𝘨𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦 𝘴𝘤𝘪𝘦𝘯𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢. 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘊𝘰𝘳𝘳𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘚𝘦𝘳𝘢, 𝘐𝘭 𝘛𝘢𝘴𝘤𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦, 𝘗𝘪𝘬𝘢𝘪𝘢 - 𝘐𝘭 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘷𝘰𝘭𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘈𝘶𝘭𝘢 𝘥𝘪 𝘚𝘤𝘪𝘦𝘯𝘻𝘦 𝘡𝘢𝘯𝘪𝘤𝘩𝘦𝘭𝘭𝘪, 𝘋𝘰𝘨𝘴𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭 𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘵𝘦𝘴𝘵𝘢𝘵𝘦. 𝘘𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘪 𝘭𝘦𝘵𝘵𝘰 è 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘯𝘦𝘸𝘴𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳, 𝘍𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦 𝘴𝘱𝘢𝘳𝘴𝘦, 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪 𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘦 𝘥𝘪 𝘢𝘯𝘪𝘮𝘢𝘭𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘮𝘣𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪 𝘷𝘪𝘷𝘰𝘯𝘰, 𝘤𝘰𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘣𝘶𝘰𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘴𝘦 𝘥𝘪 𝘴𝘤𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦 𝘶𝘯 𝘱𝘪𝘻𝘻𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘱𝘰𝘱. 𝘈𝘳𝘳𝘪𝘷𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘶𝘢 𝘤𝘢𝘴𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪 𝘱𝘰𝘴𝘵𝘢 𝘦𝘭𝘦𝘵𝘵𝘳𝘰𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘶𝘦 𝘥𝘰𝘮𝘦𝘯𝘪𝘤𝘩𝘦. 𝘚𝘦 𝘵𝘪 è 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘪𝘶𝘵𝘢, 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘪𝘭𝘢!
Nell’articolo su Scientific reports sono indicati i limiti di questo studio: ad esempio, i registri pubblici in cui sono segnalati gli episodi di morsicatura da parte di cani non fornivano informazioni più dettagliate sulla razza, sul sesso, sullo stato di castrazione/sterilizzazione, né sulla gravità del morso, sull’età della vittima, sul suo genere, sulla familiarità con il cane e sulle interazioni che hanno portato all’evento, tutti fattori che influenzano il rischio e le conseguenze dei morsi di cane.
Inoltre, gli autori dichiarano che nella loro analisi non è chiaro se il comportamento dei cani sia direttamente modificato dal calore o se l’aumento osservato dei morsi di cane sia una conseguenza di un comportamento alterato imposto da chi era stato morso e/o dal proprietario del cane.





